Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono. Ap 1,4
Le sette comunità – chiese – rivestono un’importanza soprattutto di valore simbolico, infatti pur volendo analizzare il versetto da un punto di vista storico è evidente il forte carattere simbolico dal momento che le comunità allora esistenti in Asia non erano solo sette, se pensiamo a Colossi, Corinto, Troade, Filippi ed altre. Quindi con il numero sette l’Apocalisse vuole simboleggiare l’universalità del messaggio profetico.
Alle comunità S. Giovanni augura la grazia, cioè quella condizione spirituale infusa e attiva nell’anima perché consegua la vita eterna. Si tratta di quello stato di salute interiore anche se non ancora di perfezione.
Il salutare in nome della pace è un voler ricordare Colui che ne è l’autore e la sorgente, come afferma: “pace da Colui che è”. Dice la Verità: “Non est pax impiis” … “Non v’è pace per gli empi” Is 57,21, infatti i cattivi sono tutti coloro che generano pensieri e azioni che portano il marchio settuplice dell’inquietudine: superbia, avidità, lussuria, invidia, ira, gola e accidia. L’uomo che cerca la pace ma è schiavo di questi vizi, dimostra di non conoscerne la natura e la sorgente, e la cerca fuori di se’ nelle tenebre esteriori. Dice la Verità: “pacem meam do vobis; non quomodo mundus dat, ego do vobis” … “vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” Gv 14,27. Questa pace è quella del cuore che è ordine della coscienza. L’uomo può dire di avere mente serena e pacifica solo quando non vi è nulla in lui che faccia opposizione a Dio. Viziata è infatti quella pace il cui fondamento non è Dio. Molti uomini non sanno cosa sia avere pace, sebbene esteriormente sembrano averla o desiderarla, non è però quella vera perché nel cuore hanno la guerra. Tutti i cattivi vivono oppressi e perseguitati dall’inquietudine e dal turbamento, e la rabbia e l’ira non li abbandonano mai: il loro spirito è un vulcano che manifesta fremiti profondi e convulsioni che sviluppano una fermentazione di odio, di ribellione e di vendetta che estingue la pace. La vera pace è quella della mente, della tranquillità dell’anima, della semplicità dello spirito che non conosce esaltazione ne orgoglio. E’ quella dell’equilibrio interiore che arresta le liti e pacifica i litigiosi, infatti questa pace non tiene conto del male ricevuto e non nutre l’amore della propria superiorità. Non è degno di invocare la pace chi prima non la possiede dentro di se’.
I sette spiriti ricordano i sette Arcangeli che sono alla presenza di Dio sempre pronti ai suoi ordini. Il significato simbolico è riferito a coloro che sono preposti alla cura di ogni singola comunità, i quali devono essere per virtù e santità come angeli, per questo è detto: “Angelo ecclesiae, quae est …, scribe” … “All’angelo della Chiesa di … scrivi” Ap 2,1. I Vescovi sono chiamati angeli e questo è il senso mistico e profetico di questo versetto. Dio vuole che coloro che guidano devono essere spiritualmente evoluti, perché fintanto che le passioni sussistono, il loro giudizio risulta falsato e la loro capacità di discernimento spirituale alterata. Non devono nascondere le loro colpe, ne giustificarle, ma devono lasciarsi correggere e perfezionare dai rimedi della Saggezza Divina, perché siano progrediti e idonei a curare le malattie interiori. Curare e guidare altri uomini non è cosa facile; la medicina che devono praticare sulle anime è più laboriosa e di gran lunga più importante di quella che si esercita sui corpi. Anche se molti si credono capaci, sono molti i rischi di illusione al riguardo, quindi attraverso i gradi più alti della vita ascetica devono con l’aiuto della potenza divina pervenire al termine della virtù e raggiungere l’impassibilità, come dice la Verità: “Estote ergo vos perfecti, sicut Pater vester caelestis perfectus est” … “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” Mt 5,48. Pertanto, non solo devono essere prima di tutto a conoscenza della sana e ortodossa dottrina, ma per essere terapeuti spirituali bisogna che abbiano esperienza della virtù, perché affidandosi ad un inesperto è più facile percorrere la via dell’errore che quella evangelica. Occorre che abbiano percorso tutto il cammino e abbiano eluso le trappole delle passioni e superato gli ostacoli dell’orgoglio, delle avidità, delle vanità carnali e spirituali. E’ necessario che, provati, abbiano acquistato le virtù e le qualità che i loro figli spirituali dovranno acquistare. Altrimenti come dice la Verità: “Caecus autem si caeco ducatum praestet, ambo in foveam cadent” … “quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” Mt 15,14. Dio li chiama angeli a dimostrazione dell’amore di predilezione che ha per essi, e dell’eccellenza dell’elezione di cui sono stati investiti. Infatti più avanti dice: “Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra … le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese” Ap 1,20.
Vigiliamo perché Colui che è, che era e che viene a giudicare gli ostinati e gli ingrati, e a colmare di pace i buoni, non ci trovi impreparati.
Apocalisse 1,4 MP3